Questa ha dell’incredibile: “70 udienze, ma l’imputato era morto”.

Ci sono volute 70 udienze, in dieci anni di tempo, per arrivare alla conclusione che l’imputato del processo era morto da tempo. L’uomo, come racconta il Messaggero, era deceduto all’inizio del procedimento, nel ‘97. Il tribunale di Roma lo aveva dichiarato contumace nominadogli un avvocato d’ufficio, senza preoccuparsi di capire perché non si fosse mai presentato in aula. Ora una ricerca all’anagrafe ha risolto l’arcano.

L’uomo è morto proprio all’inizio del processo nell’estate del ‘97. Aveva nominato un avvocato d’ufficio e poi non si era presentato in aula. Era stato dichiarato contumace dai giudici. Poi, dopo la prima udienza c’era stato il decesso. Nelle udienze successive non vedendo né l’imputato in aula né il suo difensore, i giudici hanno continuato a dichiarare l’uomo contumace assegnandogli un difensore d’ufficio. E così via, per ogni udienza.

Ad ogni convocazione veniva assegnato un nuovo difensore d’ufficio che però non si presentava mai e mai verificava la reale esistenza del suo assistito. La lentezza dei procedimenti penali ha fatto il resto. Il processo si è trascinato per 10 anni con la solita indifferenza verso l’assenza di quell’imputato. Alla fine ad insospettirsi è stato il pubblico ministero che ha fatto fare una ricerca all’anagrafe scoprendo che l’imputato era morto in concomitanza con l’inizio del processo.

Fonte: TgCom

In italia abbiamo un sistema giuridico davvero invidiabile,impeccabile insomma!Siamo famosi in tutto il mondo per questo!Giusto?

Più consumi che risorse. E da ieri la Terra è in «debito ambientale»

L’umanità è andata in rosso. La Terra anche quest’anno dovrà farle credito, ma è un’operazione ad alto rischio e non può durare a lungo, perché altrimenti si va alla bancarotta ecologica. Questo è l’allarme lanciato dal Network mondiale dell’impronta ecologica, che calcola l’impatto che esercitiamo su terreni agricoli, pascoli, foreste e zone di pesca e lo mette a confronto con la capacità che quegli ecosistemi hanno di generare nuove risorse e assorbire i rifiuti che produciamo. Risultato: la domanda dell’uomo supera di circa un terzo le capacità del pianeta. Consumiamo l’equivalente delle risorse generate da 1,3 Terre. E siccome ne abbiamo una sola, quello 0,3 di troppo può essere immaginato come una sorta di debito contratto con l’ecosistema.

«L’umanità vive oltre i limiti della sua carta di credito ecologica – dice Mathis Wackernagel, direttore del Network –. E se spendere più soldi di quelli che hai in banca porta ad accumulare un debito finanziario, usare più di quello che il pianeta riesce a ricreare ogni anno crea un debito ecologico e nel tempo conduce all’esaurimento delle risorse fondamentali su cui si basa l’economia umana ». Da metà degli anni ’80, dicono gli studi sull’impronta ecologica, l’uomo consuma più risorse di quante la Terra ne produca. La progressione è stata tale che se nel ’96 il sovrasfruttamento era del 15% e il debito ecologico cominciava ad accumularsi a novembre, oggi siamo a una quota di risorse consumate che eccede del 30% quelle a disposizione e il «giorno del debito ecologico », in cui si calcola siano esaurite le risorse che il pianeta può produrre nel corso dell’anno, scatta il 6 ottobre. Era ieri.

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